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Diritti negati Quotidianamente sentiamo notizie allarmanti relative alla condizione dei bambini nel mondo: abusi sessuali, violenze fisiche e psicologiche, lavoro minorile, ecc. |
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Associazione Villa Dei Colli Lonato Onlus Via Campagna, 5 - CP 80 25017 Lonato del Garda (Bs) Tel./Fax 030 674064 Partita IVA 01868380989 |
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Pensiamo che nel nostro paese, l'Italia, i nostri bambini siano protetti; esistono Tribunali per i minorenni con Giudici, Tecnici, Periti, servizi sociali con psicologi, neuropsichiatri, assistenti sociali e persone "umane" che, grazie a leggi ben studiate ed alla loro devozione professionale, riescono a proteggere i nostri figli. Di colpo scopriamo che tutte quelle certezze venivano solo dalla fortuna del "non sapere". Dobbiamo agire prevenendo tali violenze, e responsabilizzare gli "onesti". |
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"Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste" M.L. King Con questa iniziativa vogliamo sensibilizzare questi onesti commentando l’inefficienza delle leggi e di parte di coloro che le applicano, documentando con atti ufficiali come le Istituzioni agiscono, al fine di poter presentare proposte concrete nel solo ed esclusivo interesse del diritto di essere bambino. |
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Per conoscere Questa pagina vuole documentare ed evidenziare le incongruenze riscontrate in certe "figure professionali" che dovrebbero difendere i diritti dei minori; creare un momento di discussione e studiare, grazie all’aiuto di tutti coloro che vorranno collaborare, delle regole da proporre cui queste figure possano fare riferimento, praticamente un codice deontologico. "Il Caso" racconta l'esperienza di L.C., separatasi consensualmente su richiesta del marito nel luglio 1998 e genitore affidatario della minore (all’epoca di due anni e 7 mesi), documentata da atti di Tribunale, perizie, verbali dei Carabinieri e lettere autografe, riconosciute ed allegate agli atti legali che tuttora proseguono. In quanto atti depositati, possono essere pubblicati, rispettando quanto stabilito dal Garante sulla Privacy. |
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Il Caso Ho scelto di raccontare la mia esperienza al fine di evidenziare il totale disinteresse da parte di certe figure istituzionali di riconoscere il diritto dei bambini. Si potrà vedere attraverso atti ufficialmente depositati, come queste figure hanno manipolato a loro piacimento la situazione, negando alla bambina, oggi di 5 anni, ogni suo diritto. Lo scopo è quello di creare delle linee guida sia per le figure professionali che per chi, come me, a seguito di false accuse e tra l’indifferenza di tutti, lotta per ottenere il riconoscimento della verità per poter esercitare il suo ruolo di madre e di donna nella tranquillità a volte negata da una giustizia spesso assente ed inefficiente. La mia non vuole essere una sterile accusa ad un sistema ingiusto ma la documentazione di una realtà, sperando che tutti coloro che si riconoscono nella priorità del diritto dei più indifesi, contribuiscano segnalando, in base alla loro esperienza, i problemi riscontrati e le eventuali proposte. |
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Dopo un anno e mezzo durante il quale ho subito false accuse, minacce e ingiurie da parte di F. S., ho deciso di contribuire con una memoria scritta interamente ed esclusivamente da me, unica vera vittima di questa situazione portata avanti senza tregua da F. S. che, come evidenzierò, si è preoccupato più di fare del male a me ed a "Giulia", anziché preoccuparsi di generare un sano ed affettuoso rapporto con la stessa, tentando di dare a me responsabilità delle sue incapacità relazionali, finalmente oggi documentate ufficialmente dalla perizia effettuata dal dott. Carlucci, Neuropsichiatra nominato dal Tribunale. (Allegato 19 606 kb) . I testi cui farò riferimento, richiamati con il simbolo (1), (2) e (3), sono testi pubblicati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per gli Affari Sociali, e finanziati dalla stessa al fine di fornire linee guida a tutti coloro che si muovono a favore dei diritti dei minori, nel rispetto della Convenzione dell’ONU sui "Diritti del fanciullo" del 1989, resa interamente esecutiva in Italia con la legge 27 maggio 1991, n. 176.
In questo anno e mezzo ho subito ricorsi dove, avvocati coscienti che nessun giudice (in cause di separazione) si pone il problema di verificare se quanto esposto sia vero o falso, presentando testimoni inesistenti quali la Sig.ra D. P., persona che "Giulia" non ha neanche mai vista (vedi memoria di costituzione depositata il 23 luglio 1999 - Allegato 9 147 kb) o mettendo in bocca a persone cose che non sono mai state dette come nel caso della Sig.ra P. A., (sempre Allegato 9), quando F. S. sostiene che: "Contrastanti ed opposte alle testimonianze prodotte dalla reclamante appaiono le spontanee dichiarazioni rilasciate dalla sig. P. A., educatrice di "Giulia" all'asilo "XXX" di XXX, che attestano la felicità della minore, che si buttava letteralmente nelle braccia del padre durante le 2 uniche visite "proibite" di quest'ultimo all'istituto, non dimostrando alcun segno di angoscia o timore, anzi, di contentezza e felicità e che la descrivono nella quotidianità come una bambina serena, attenta, capace, vivace, aperta e socievole, senza difficoltà o disagi espressi", e che alla mia persona, in presenza anche della coordinatrice dello stesso Asilo, Sig.ra N. P., avevano comunicato esattamente l'opposto, tant'è che in seguito, la Scuola Materna, attraverso il suo legale l'Avv. Paolo Simoni, invitava che qualsiasi comunicazione avvenisse attraverso il suo studio al fine di "… evitare alla piccola "Giulia" nonché agli altri ospiti dell'Asilo possibili traumi" (Allegato 13 25 kb). Ancora, ho subito perizie di psicologi e neuropsichiatri che si vogliono erigere a "giustizieri" di non si capisce cosa, rifiutando ogni contributo documentato, al fine di dare una valutazione "psicologica" a cose che si annunciano da sole quali chiari atti di aggressione nei miei confronti causati dall’incapacità relazionale, dall’immaturità e dalle problematiche personologiche da parte di F. S. (Allegato 19 606 kb) , volendo dare a tutti i costi consigli su cosa deve o non deve fare una "brava madre". Pare che tutti si siano dimenticati non solo che "quella madre" sa cosa sta facendo e si preoccupa inutilmente di richiamare l’ex coniuge ai doveri a lui ascritti dal Tribunale sulle regole che devono gestire il nuovo rapporto di "coppia separata" basata sul reciproco rispetto, peraltro richiamato nell’atto di separazione "a) vita separata con l’obbligo del mutuo rispetto;", ma anche che nessuno può tentare di sostituirsi al genitore almeno fino a quando questo non venga riconosciuto incapace di intendere e di volere, a maggior ragione quando la minore in questione non presenta alcun problema se non il rifiuto, come vedremo più che motivato, nei confronti del padre. E ancora, se l’interesse primario in caso di separazione dei coniugi è quello del minore, come mai nessuno vuole ascoltare "Giulia" che, sia alla dott.ssa Cornado che al dott. Carlucci, ha spiegato molto bene il suo rifiuto (vedi videoriprese effettuate dal dott. Carlucci)? Perché queste "figure" sostengono che non esistono motivi validi al rifiuto della stessa di andare con il padre, quando il padre ha continuamente perpetuato aggressioni fisiche nei suoi e miei confronti (vedi verbale Carabinieri Allegato 11 47 kb) e comunicazione Avv. Simoni della Scuola Materna - Allegato 13 25 kb) e che l'hanno vista sempre testimone di quelle verbali contro di me (che fino a prova contraria sono l’unica figura affettiva di riferimento), espresse con la rabbia tipica di chi, incapace al dialogo, trova nel turpiloquio pesante, lo scarico della sua ira, con termini quali "figlia di puttana", "bastarda", bestemmie ecc., che peraltro nel concetto educativo che sto portando avanti, rappresentano "parolacce che una brava bambina non deve ripetere"? Non sono certamente le "problematiche personologiche" del padre, (riconosciute dallo stesso dott. Carlucci CTU nominato dal Tribunale), peraltro sminuendo l’impegno della madre anche davanti alla figlia, "depotenziamento del materno" (1) - (vedi videoriprese CTU), che aiuterà a generare un ipotetico rapporto padre/figlio. A mio avviso solo la presa di coscienza del padre dei problemi a lui ascritti e la conseguente presa di posizione (volontaria o imposta dal Tribunale) nel mettersi in terapia, può aiutarlo a superare questi problemi tipici della "personalità disfunzionale" che, è doveroso sottolineare, trovano statisticamente alte possibilità di sfociare in patologia conclamata. Una volta risolti questi problemi, con tempi e modalità idonee, si interverrà per creare un rapporto padre/figlia sereno. Personalmente ritengo che volendo a tutti i costi gestire un problema relazionale del padre affetto da personalità disfunzionale, come documentato dai test effettuati dal CTU, usando una bambina di 4 anni e mezzo quale terapia per lo stesso, come sostiene il dott. Carlucci nella sua relazione, non solo peggiorerà ulteriormente la condizione conflittuale e personologica del padre, ma farà sì che questi continuerà a vantare il suo "diritto legale di padre" anteponendolo all’interesse affettivo della piccola, alterando notevolmente il processo di identità di "Giulia", che si troverà mancante di figure certe e sicure di riferimento, figure fondamentali per tale processo come sostenuto fortemente dal Centro Nazionale di documentazione ed analisi sull’infanzia e l’adolescenza (2):
Ritengo inoltre doveroso sottolineare come nella relazione del dott. Carlucci (Proposte - Allegato 19 606 kb), si consigli:
Di fronte a queste proposte mi chiedo come può un neuropsichiatra mettere un soggetto con i problemi da lui stesso riscontrati di fronte ad un "progetto terapeutico" così ricco di impegni? Mi permetto di tradurre in impegno di "tempo settimanale", le proposte:
A questo punto abbiamo un soggetto, che svolge una propria attività commerciale, che avrà impegnati settimanalmente e per due mesi, 3/4 pomeriggi. Dal punto di vista medico mi è stata fatta la seguente osservazione che giro a Voi: "Se F. S. ha una personalità così alterata come risulta dalla relazione e dai test, come può sostenere impegni così ravvicinati che sicuramente lo metteranno in difficoltà emozionale (visto il fatto che come si denota dai test "… non si mette in discussione."). Lo scontro che avverrà in lui non solo rischierà di mettere lui in grave conflitto con tutto ciò che ne consegue, ma deteriorerà ulteriormente la relazione con la figlia che già oggi di lui ha una immagine di persona aggressiva. E ancora, dopo tutti questi pomeriggi impegnati e sicuramente conflittuali, le corse per guadagnare anche solo un'ora per potersi dedicare al suo lavoro (perdendone comunque una grossa quantità), lo stress di dover rendere conto alla madre (socia nell'azienda) del mancato guadagno, una volta a casa il dover essere genitore della figlia B. (nata il XX/XX/1999) e marito della convivente, con tutti i problemi di routine di una famiglia normale, e soprattutto dovendo nuovamente modificare i suoi atteggiamenti personali (cosa che riuscirebbe difficile anche in una persona senza le sue problematiche) non è che tra i tanti rischi, viste peraltro le già presenti paure del perdere anche questa nuova relazione (dott. Carlucci - Allegato 19 606 kb), come una bottiglia riempita più del dovuto, scoppierà creando ulteriori conflitti che coinvolgeranno, oltre a "Giulia" e me, tutto il suo "clima famigliare", da lui oggi dichiarato sereno, minando anche il futuro suo e di questa nuova relazione? Comunico che ho assistito ad azioni disdicevoli ad opera del dott. Carlucci, che cercava lo spazio per una mediazione dimenticandosi che "… la mediazione è un procedimento volontario alternativo di risoluzione del conflitto familiare , distinto sia dal procedimento giudiziario che dalla terapia familiare." (1) e che si atteggiava nei miei confronti con la continua minaccia , peraltro anche riportata nella relazione (pag. 24 - Allegato 19), del mettere in dubbio la mia capacità genitoriale qualora io non fossi riuscita a spingere la bambina verso il padre. Approfitto di questo punto per far notare come lui stesso non è riuscito a trovare ed a proporre un solo lato positivo di "questo padre", tant'è che quando parla di "figura materna", parla della mia persona, mentre quando parla di "figura paterna", parla attraverso una "dotta lezione accademica", con una ottima bibliografia, che personalmente condivido (tant'è che a tutt'oggi, viceversa del mio ex-coniuge, non ho mai chiesto di togliergli la potestà genitoriale), ma non parla di F. S.. Con questi atteggiamenti, il CTU, cadeva continuamente nell’errore di sostituirsi al giudice, timore fortemente espresso anche nel convegno di Bologna "Le famiglie interrogano le politiche sociali: "Anche il rischio che il mediatore si tramuti in un ausiliario del giudice, o, addirittura che si sostituisca alla sua funzione regolatrice non è da sottovalutare …" (1). L’atteggiamento tenuto dal dott. Carlucci ha fatto si che "… il mediatore entrerebbe a far parte della schiera dei "decisori concreti", che si avvalgono di tecniche particolari di controllo sociale e, su un piano più generale, la mediazione potrebbe presentarsi non come un ampliamento della libertà di scelta della persona, bensì come una limitazione dei cittadini nell’esercizio del loro diritto di rivolgersi alla giustizia." (1). Lo stesso dott. Carlucci, o per incapacità o per altri motivi non da me ipotizzabili, dimentica non solo quanto da me sopra esposto, che farebbe parte delle regole di base per garantire la libertà del cittadino nell’esercizio del suo diritto di genitore, ma anche che nei casi di forte conflittualità familiare "… il ricorso al controllo penale produca un marcato inasprimento del conflitto medesimo" (1), cosa che ha provveduto egregiamente il mio ex - coniuge a fare (si noti che tutti i ricorsi sono stati mossi da lui). Il CTU, da un lato cita tale principio (Allegato 19 - pag. 22) e subito si contraddice a pag. 24 quando vuole addossare alla madre l'eventuale responsabilità di un risultato negativo del rapporto padre-figlia, dimenticandosi nuovamente quanto "Giulia" ed io a tutt'oggi abbiamo passato causa la personalità disfunzionale del mio ex - marito, minacciando "l'allontanamento di "Giulia" dalla madre" dimenticando ancora che, negando o alterando la verità al minore: "Nell’ambito familiare il dovere di ascolto del minore, e di considerazione delle sue opinioni, non è espressamente affermato ma si ricava chiaramente dalla disposizione che sancisce per i genitori l’obbligo di svolgere la propria funzione educativa tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni dei figli (art. 147 cod. civ.). La violazione da parte dei genitori di questo precetto può comportare interventi del giudice limitativi o ablativi della potestà genitoriale. Sulla base di questo precetto normativo, il Tribunale per i minorenni di Bologna ha sancito che la potestà genitoriale <<non comprende il diritto di contrastare, anche mediante restrizioni personali, le scelte ideologico - culturali del figlio minore ma deve essere esercitata nel rispetto delle libertà fondamentali e dei diritti inviolabili dell’uomo>> (26 ottobre 1973)." (3) e che "Il non rispetto dell’art.147 cod.civ.: "Di conseguenza la limitazione da parte dei genitori della libertà del figlio di manifestare il pensiero e di ricevere manifestazioni del pensiero costituirebbe cattivo esercizio della potestà". (3) Dimentica inoltre che "E’ interessante rilevare che … si sono mostrate opinioni divergenti circa l’opportunità di far partecipare il minore al procedimento di mediazione, rivelando quindi un orientamento non uniforme in merito, al peraltro controverso, diritto del minore a partecipare alle decisioni che lo concernono." (1). A questo punto, al fine di dare tutti i chiarimenti possibili per poter dare a "Giulia" la possibilità di avere la tranquillità e la serenità che le spetta (in nove mesi ha subito 3 perizie), ritengo utile produrre il più sinteticamente possibile (anche se non sarà facile) la mia versione dei fatti rifacendomi solo ed esclusivamente ad atti e documenti esistenti. Premetto che fin dal momento in cui sono iniziati i primi conflitti (dicembre 1998), con F. S. ho voluto avere rapporti che potessero documentare ufficialmente le sue posizioni (registrazioni, fax e raccomandate), e pertanto non come sostiene il dott. Carlucci nella sua relazione "dall'aggressione subita del 05/06/99", al fine di potergli ribattere di volta in volta le alterazioni agli accordi presi, accordi che lui negava nell’incontro successivo. Stesso atteggiamento ha tenuto negli atti legali portati avanti, nei quali negava o modificava a suo interesse quanto precedentemente fatto o detto, come si può vedere oltre che dagli atti, anche dalle videoriprese effettuate dal CTU dott. Carlucci.
Sembrava quasi che finalmente qualche cosa potesse cambiare, ma era solo parvenza! Già dal primo incontro con il dott. Carlucci, alla presenza dei 2 periti di parte, ho assistito ad una situazione che ha voluto esaltare una figura paterna inesistente annullando o meglio denigrando quella materna, imputandomi responsabilità passate e presenti, a me totalmente estranee come dimostrato non solo dai documenti relativi la causa in oggetto ma anche dalle videoriprese dallo stesso effettuate. La volontà e la voce di "Giulia" non venivano ascoltate. Prima di tutto esiste il diritto di un padre, indipendentemente da ciò che abbia fatto, quale sia il suo comportamento e la sua condizione personologica. All’incontro con il dott. Carlucci, "Giulia" si è dimostrata com’è: aperta, tranquilla, socievole e serena; in quello successivo, quello previsto con il padre, si è rifiutata di rimanere sola con lui e il dott. Carlucci, per poterla esaminare, ha dovuto far rimanere anche me. Durante tale incontro (vedi videoriprese depositata) il dott. Carlucci non ha fatto altro che imboccare F. S. su cosa doveva dire, usando in seguito come giustificazione, che ci si trovava di fronte ad un padre imbranato ed impreparato e, in seguito al mio disappunto a tale situazione, ho dovuto subire frasi ricattatorie della serie "…qualora lei non sarà in grado di far superare le paure della bambina e se non si dovesse ristabilire il rapporto padre-figlia, verrà rimesso in discussione l’affidamento della stessa", cose dette e scritte (Allegato 19 - pag. 24). Ancora venivo malamente zittita (vedi videoriprese) quando il CTU e F. S. negavano a "Giulia" il fatto che il padre vuole togliere la potestà genitoriale alla mamma con frasi come "il papà non ti farebbe mai una cosa così cattiva" ed altre. Per l'interesse del padre, il CTU, nonostante avesse la conferma della verità dagli atti che spero si sia degnato di consultare, non si è minimamente posto il problema che, denigrando e diffamando la madre, poteva incorrere nel rischio di mettere "Giulia" nel dubbio, inquinando le sue certezze. Fortunatamente questo non è successo, ma ritengo tale atteggiamento di totale assenza di professionalità. Sorgono spontanee delle domande: - Ma il mandato del dott. Carlucci era di valutare la relazione tra le parti oppure negare la realtà di un padre con personalità disfunzionale, nonostante fosse stato rilevato dai test dallo stesso effettuati, suggerendogli ciò che un padre "sano e normale" deve fare e dire? - Come mai io, davanti a "Giulia", venivo zittita e richiamata dal dott. Carlucci, che si è autodefinito "Tribunale", come se io raccontassi falsità e, viceversa, parlava con "Giulia" per conto di F. S. appoggiandolo nelle sue menzogne negando alla bambina quanto da F. fatto a tutt'oggi, peraltro documentato dalle 160 pagine di atti giudiziari da lui portati avanti in un anno e mezzo? - Come mai le affermazioni di "Giulia" di fronte alla figura "remissiva" del padre di quel giorno come, "…lui quando viene a casa non è così come adesso qui….è cattivo e dice le bugie…sì mi hai fatto male…vuole far diventare matta la mia mamma per poi portarmi via con lui…non vedi che ti viene il naso lungo, dici tante bugie …!" (documentate dalla videoripresa) non contano nulla? Il CTU, nell’ultimo incontro del 29.07.2000 e nella relazione depositata il 2/10/00 (Allegato 19 606 kb), tra l'altro, ha proposto un programma di mediazione e di incontri in luoghi protetti in cui io dovrei lasciare "Giulia" ad una assistente sociale che a sua volta imposterà un lavoro di comunicazione tra padre e figlia. In definitiva "Giulia", dopo aver subito una serie di violenze sulla sua persona ed avendo assistito a quelle fatte a me, dovrebbe diventare terapia per il padre perché, visti i suoi problemi pre - psicotici, non è in grado di gestirli da solo. Nella relazione conclusiva, a pag. 24, sostiene che: "La signora ha inoltre dichiarato di non voler più accettare le proposte concordate nel corso dell'ultima seduta, in quanto, a suo dire, il marito avrebbe dovuto curarsi prima di poter incontrare la figlia." Che il dott. Carlucci abbia seri problemi di memoria e di attenzione è un dato certo, visto come si permette di far slittare la deposizione del materiale per l'udienza prevista per il 22/09/00 (nonostante sia io che il mio CTP continuavamo a sollecitarlo) e visto come ha raccontato i fatti, nonostante avesse tutto il materiale ufficiale in mano. Che abbia volontariamente voluto aiutare la figura paterna è altrettanto certo e documentato come si può notare dalle videoriprese, dai riferimenti da lui fatti e non documentati (per esempio la relazione della maestra della Scuola materna che secondo il CTU, a pag. 17 afferma "… come documenta la sua maestra dell'asilo, da momenti e da crisi regressive, con fasi di balbuzie. Vi sono stati episodi di somatizzazioni gastriche, incubi notturni con nausee."). A tale proposito invito questa corte a chiedere al dott. Carlucci dove ha rilevato questa affermazione, e di metterla a disposizione di tutti, visto che a me non è stata comunicata (anche perché non mi risulta che la maestra abbia mai dormito a casa mia); ma per quale motivo sostenga che io "non voglio più accettare le proposte concordate nel corso dell'ultima seduta,…." lo trovo vergognosamente ridicolo in quanto durante l'ultimo incontro del 29/07/00, in seguito alla sua proposta che trovavo e trovo deleteria, abbiamo avuto uno scontro nel quale non solo ho affermato la mia sicura posizione e cioè "prima il padre si cura, poi si riparlerà del rapporto con la figlia" ma ho anche chiesto di poter avere test e videoriprese quale documentazione per una eventuale azione legale nei suoi confronti per gli atteggiamenti, a mio avviso arbitrari e irregolari, da lui tenuti nei vari incontri e da lui considerati metodologici. Dire che sono senza parole è poca cosa, ancor più assistendo alla superficialità con cui il Giudice ha acquisito la relazione del dott. Carlucci senza neanche prendere in considerazione le violenze da noi subite ed emettendo un'ordinanza dove, tra l'altro, io e "Giulia" dovremmo andare all'ASL ad imparare "... a modificare il vissuto persecutorio verso il padre introiettando una figura genitoriale paterna buona..." (Allegato 21 80 kb) Conclusioni
Relativamente a F. S., considerando il vissuto passato, ricco di aggressioni verbali e fisiche, i problemi a lui ascritti attraverso i test, che lo descrivono con problematiche psicologiche che tra l'altro lo inquadrano come un soggetto che, nella frustrazione, data la sua incapacità nel controllare la rabbia e l’imperioso bisogno di affermare il suo "diritto", è spinto a perdere il controllo di sé, come già successo e documentato (Allegato 10, 11 e 13); Viste le sue continue aggressioni legali con le accuse (documentatamente false) più diffamanti nei miei confronti, che non giovano certo alla tranquillità di cui ogni essere umano ha bisogno; Visto il non superamento da parte sua del rispetto della regola "vita separata con l’obbligo del mutuo rispetto;" come anche documentato dal fax (Allegato 20 26 kb) dove chiaramente vuole essere lui a controllare dove vado, con chi vado e quando vado, dimenticandosi troppo spesso che siamo separati legalmente dal luglio 1998, coinvolgendo peraltro in tale battaglia anche la sua convivente (si noti che tale fax è firmato da lui ma scritto da lei); Vista la continua necessità da parte mia, di dover agire attraverso l'avv. D'Aprile per ottenere l'assegno di mantenimento e le spese sostenute e documentate per "Giulia", per la sua totale assenza di responsabilità e di rispetto delle regole; Nell'interesse e nella tutela di "Giulia", mia, della figlia B. e dell'attuale convivente Sig.ra R. G., ritengo che F. S. debba prima superare le sue problematiche relazionali ed affettive attraverso l'aiuto di uno psicoterapeuta che lo guidi in questo percorso senz'altro complesso ma che, a mio avviso, è l'unica soluzione sensata al fine di poter, in seguito, instaurare un sano rapporto con la figlia "Giulia". Ritengo che ogni proposta diversa possa solo essere un rattoppo momentaneo che sicuramente creerebbe in "Giulia" lacerazioni nel suo percorso di identità, a maggior ragione quando, come hanno fatto sia la dott.ssa Cornado che il dott. Carlucci, per ottenere a tutti i costi questo riavvicinamento padre/figlia, invece di mettere il padre di fronte alle sue responsabilità, hanno preferito risolvere il "caso" negando a "Giulia" quanto da lei vissuto in prima persona. Non credo sia eccesso di zelo da parte mia e non voglio certamente inventarmi psicologa, ma tengo a far notare come tutte le accuse rivolte alla mia persona, attraverso i numerosi ricorsi presentati dal mio ex - marito, altro non sono che la trasposizione su di me di quelle che sono, a tutti gli effetti, problematiche sue (vedi test). Altra alternativa è quella di lasciare invariate le condizioni di frequentazione del padre, rispettando la decisione di "Giulia" di accettare o meno l'incontro, sperando che lo stesso cerchi, di sua volontà, l'aiuto di cui necessita in figure professionalmente valide. Sottolineo come la volontarietà nel mettersi in discussione, in psicologia, sia la base di un possibile successo, viceversa dell'obbligo. |
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